da scoprire

08-06-2018

La Barbera d'Asti

Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato

Tipicissimo vitigno piemontese, già citato in un documento del 1514 nei pressi di Chieri, oggi copre il 35% del suolo viticolo piemontese. E’ un’uva generosa, che, a seconda delle condizioni ambientali, può dare vini leggeri oppure da lungo affinamento. Dà vini molto colorati e dai sentori fruttati, soprattutto di ciliegia; piuttosto acidi e alcolici, con tannini gentili. Si giova molto dell’invecchiamento in legno.

Sebbene vi siano fondate ragioni per ipotizzare la sua coltivazione in loco fin dal Medio Evo, la comparsa storiografica della Barbera è datata 1512, anno a cui risale un atto catastale del Comune di Chieri in cui se ne segnala la presenza. Grazie ad un’immediata diffusione su tutto il territorio la Barbera divenne ben presto il vino che i contadini destinarono al proprio consumo, contribuendo così a costruire quel rapporto quotidiano che ne rappresenta il più profondo tratto identitario.

Diffusasi ben presto in tutto il Monferrato, l’astesano e l’alessandrino, entrò nel novero dei vitigni piemontesi grazie al suo inserimento nella prima versione della “Ampelografia”, redatta nel 1798 dal Conte Nuvolone. Sono questi gli anni in cui conquista le grandi città limitrofe e in seguito, grazie alla neonata ferrovia verso il porto di Genova, anche i mercati internazionali.

Dopo un lungo periodo in cui ha continuato ad animare i territori circostanti, la Barbera d’Asti ha conosciuto un nuovo rilancio a partire dagli anni ’80, grazie ad un gruppo di produttori decisi ad accrescerne la qualità complessiva per il tramite di un grande lavoro tanto in campo, quanto in cantina.

Allevata sulle colline meglio esposte dell’astigiano e del Monferrato, la Barbera è vendemmiata solitamente nella seconda metà di settembre. Se in campo il processo produttivo è univoco, improntato come è alla ricerca della qualità, in cantina sono due le interpretazioni affermatesi. Accanto alla vinificazione in acciaio, che dà vita a vini più freschi ed immediati, si è sviluppato l’uso di barriques e botti, finalizzate a produrre la tipologia Superiore, maggiormente complessa e destinata a un consumo posticipato nel tempo. Seppur immediato e di facile beva, la Barbera d’Asti è un vino capace di attendere per anni il momento migliore per essere consumato.

a Barbera d’Asti Docg si presenta di colore rosso rubino, brillante e profondo, che con il tempo vira al granato. Al naso è intensa, vigorosa, alcolica. Le note vinose che la contraddistinguono in gioventù si accompagnano ad un ampio bouquet di frutti rossi, dapprima croccanti ed in seguito maturi, quali ciliegia, mora, lampone e prugna. La tipologia Superiore, grazie al suo passaggio in legno si arricchisce anche di note speziate, tipicamente di vaniglia e cacao, per dar evita ad un vino complesso.

In bocca è immediata, grazie ad un piacevole nerbo acido che ci prepara ad un vino asciutto ed intenso, di buona presenza nel centro bocca, dove il frutto si sposa ad una delicata nota floreale. Caratterizzata da una piacevole sapidità, la Barbera d’Asti si presenta rotonda e ben bilanciata nelle varie componenti organolettiche. Nella versione Superiore le sensazioni si fanno più complesse, con note di cioccolato, vaniglia e caffè che ben si sposano alla dolcezza del frutto, comunque presente.

Nel complesso la Barbera d’Asti, specialmente nella tipologia Superiore, si presenta come un vino intenso, complesso e persistente, equilibrato nelle sue componenti dure e morbide, in cui emerge una freschezza capace di rinnovare ogni assaggio, per questo unico e irripetibile.
16-07-2018

Il mio vino quotidiano nel bag-in-box by Tenuta “ La Pergola”

gli appunti del produttore..

Di questi tempi si parla sempre di più di vino quotidiano, quello da bere tutti i giorni a tavola, piuttosto che di grandi e costose bottiglie: sarà l’effetto della crisi, saranno cambiati i nostri desideri, comunque sia sulle tavole degli italiani il vino quotidiano – inteso come vino buono, economico e facilmente abbinabile al cibo – ha visto crescere la sua importanza.

Al contempo però si è perduta l’antica abitudine delle famiglie italiane di procurarsi il vino sfuso comprato in cantina, che di solito si portava a casa in damigiane o taniche per poi apprestarsi al rituale lungo e complesso dell’imbottigliamento domestico, fatto di calendari, bottiglioni di vetro, bottiglie di plastica riciclate, tappature improvvisate, ecc.

Molti “puristi” storgono un po’ il naso all’idea di comprare il vino in questo contenitore di plastica, soprattutto se il vino proviene da un’azienda contadina: sembra infatti esserci una forte disgiunzione d’immagine tra il contenitore (asettico, industriale) e il vino (vivo, naturale). Invece a mio avviso il bag-in-box è un contenitore ideale per il vino quotidiano.

Ho messo alla prova questa convinzione portandomi a casa, tre settimane fa, un bag-in-box da 10 litri di vino rosso di annata produzione della nostra azienda. È una “seconda scelta”, ma fatta molto bene: ha un naso molto schietto e vinoso, con sentori di frutti rossi e fiori, molto nitidi; in bocca è bello secco, asciutto, con una giusta vena acida e una leggera durezza tannica che lo rendono molto “gastronomico”, ovvero ideale per il pranzo con piatti più o meno sostanziosi.

Insomma un bel vino per tutti i giorni, scorrevole e appagante. ( ma questo non vorrei dirlo io…aspetto i vostri commenti)

Ho voluto provare la tenuta del vino nel bag-in-box assaggian   dettaglio
08-06-2018

La Barbera d'Asti e la Barbera d'Asti Superiore

Degustazione Barbera d’Asti: “Vino con le ali ma senza paracadute”



Quando si parla del vitigno più coltivato in Piemonte, che solo in provincia di Alessandria e Asti arriva ad avere più di 5000 ettari vitati, che oltre ad essere nella storia enoica di questa regione (e non solo) è anche nel cuore di tantissimi appassionati e produttori, bisogna procedere con i piedi di piombo. Prima cosa da fare è quella di avere un numero congruo di vini in degustazione e questo è stato possibile grazie al Consorzio Barbera d’Asti (un ringraziamento particolare a Daniele Becchi) che ci ha inviato quasi 140 vini da degustare, divisi praticamente in parti uguali tra Barbera d’Asti e Barbera d’Asti Superiore. A corollario di questi una ventina di campioni di Nizza, di cui parleremo a parte. La seconda è quella di assaggiarli dedicandoci molto, molto tempo.

Avendo fatto entrambe le cose possiamo procedere con un giudizio abbastanza ponderato, prima però soffermiamoci un attimo sulle principali differenze tra Barbera d’Asti e Barbera d’Asti Superiore.

Dal punto di vista del disciplinare la diversità sostanziale (oltre ad una lieve variazione sull’estratto secco) è che il secondo deve fare almeno un anno di affinamento di cui 6 mesi in legno.

In realtà tra i due vini c’è molta più differenza. Il primo è un vino fresco, quasi mai passato in legno, che si basa sul frutto e sulle caratteristiche basilari del vitigno: medio corpo, acidità importante, tannini pochi e quasi mai pungenti. Il secondo è un “fratello maggiore” a cui l’uso non certo omeopatico del legno (grande o piccolo) dovrebbe conferire quei tannini che il vitigno non ha in grande quantità, assieme a potenza e possibilità di invecchiamen   dettaglio
16-05-2017

La chiarifica del vino. Dal mosto alla bottiglia: come ottenere limpidezza e stabilità

Il termine chiarifica indica il trattamento che subisce il mosto o il vino al fine di privarlo di diverse sostanze in sospensione e di portarlo alla limpidezza.

La limpidezza, nella maggior parte dei casi, è uno stato instabile: nella chiarifica rientra dunque la stabilizzazione, che è l’insieme delle operazioni svolte affinché non si verifichino intorbidamenti in futuro.

La torbidità del mosto è dovuta alla presenza di sostanze dette colloidi, troppo grandi per essere considerate normali molecole, ma troppo piccole per essere viste a occhio nudo. Esse deviano la luce e ci impediscono di vedere attraverso il vino, inoltre possono aggregarsi e precipitare formando dei “fondi” poco apprezzabili.

I fondi possono essere il risultato di altre reazioni che avvengono nel vino, in particolare la formazione del bitartrato di potassio, il sale che costituisce quelle scaglie viola che a volte ci troviamo nel bicchiere quando finiamo una bottiglia di vino rosso abbastanza vecchio.
Metodi di chiarifica

Il metodo più naturale e antico di chiarifica è la decantazione: il vino in quiete perde naturalmente i colloidi in sospensione, che si accumulano sul fondo. Le fecce sono l’insieme di queste precipitazioni: sono composte dalle diverse sostanze del vino, da cellule di lievito e batteri, da residui vegetali; il travaso separa il vino dalle fecce.

La semplice decantazione non porta però, in tempi brevi, al completo illimpidimento e alla stabilità del vino. Occorrono altri interventi: 1) togliere fisicamente dal mosto le cause di intorbidamento, tramite filtrazione oppure favorendone la precipitazione tramite l’uso di particolari prodotti per poi separare il precipitato dal liquido; 2) solubilizzare i colloidi diminuendone le dimensioni con l’   dettaglio
02-12-2016

Residuo Zero®

L’alimentazione è uno dei pilastri della nostra salute.
Non a caso il filosofo tedesco Feuerbach sosteneva che “noi siamo cosa mangiamo”, un’intuizione che oggi è più che mai avvalorata da studi scientifici e assimilata dai consumatori.

Certo, ma cosa mangiamo? E, ancora, cosa beviamo?

Da queste fondamentali premesse nasce il progetto Residuo Zero®, che prende vita nel 2009 come sperimentazione sul campo a opera di un gruppo di produttori vitivinicoli piemontesi attivi della zona di Asti.
Un’esperienza che si sviluppa attraverso numerosi test di verifica e si traduce in un disciplinare tecnico cui attenersi con la collaborazione di tecnici agronomi del settore. Alla base del regolamento, c’è l’attenzione agli elementi climatici e ambientali che condizionano il territorio: una valutazione cui ogni intervento sulle colture deve adeguarsi per risultare davvero mirato.
L’applicazione del procedimento così impostato determina, fin da subito, un notevole beneficio in termini di riduzione degli interventi e consente, in un secondo tempo, l’annullamento totale degli elementi chimici residuali nel prodotto finito.
I risultati sulla filiera del vino appaiono talmente soddisfacenti da incoraggiare future ricerche anche in altri ambiti alimentari.
18-11-2016

Il vino. Le sue lune, i suoi tempi, i suoi luoghi.

Le lunazioni
Nella nostra tradizione si parla di lunazione in coincidenza del periodo che va da una Luna Nuova ad un'altra. Ogni lunazione è definita da un nome, ripreso da antichi codici, che ne puntualizza l'azione sulla natura.

Luna delle braccia tese e dell'alchimia
È la lunazione di novembre, si raccolgono le ultime uve e si prepara già il terreno per il sonno invernale.


Il tempo del vino
Tra luna e vino c'è un fortissimo legame nato e consolidato nel corso dei secoli. In particolare, le 13 lunazioni scandiscono il “tempo del vino” che si suddivide in tre periodi distinti: della Cura, del Raccolto, del Riposo.

Il Periodo del Riposo.
È il periodo che va da novembre a gennaio, interamente dedicato alla preparazione del vigneto prima dell'attività primaverile
18-11-2016

La nostra Fattoria didattica

Nella Tenuta “la Pergola” c'è un posto a misura di bambino. È la fattoria didattica, dove il contatto diretto con la tradizione e la natura viene stimolato attraverso attività ludiche e creative.
Esperienze concrete e stimolanti, che permettono ad ogni bambino di scoprire “dal vivo” stili di vita differenti.


Le Fattorie Didattiche costituiscono un circuito di aziende agricole e agrituristiche, opportunamente attrezzate, che svolgono attività di formazione in particolare scolaresche e gruppi organizzati. Le aziende rispondono a precisi requisiti relativi a sicurezza, norme igienico-sanitarie, logistica, criteri omogenei di formazione e aggiornamento degli operatori, standard di accoglienza, esplicitati nella Carta degli Impegni e della Qualità, sottoscritta il 14 settembre 2007.
La Regione ha compiti di vigilanza e di verifica sull’idoneità delle aziende e sul rispetto dei requisiti, svolge attività promozionali e di comunicazione. In seguito a un approfondito monitoraggio, è stato così istituito formalmente il Registro Regionale delle Fattorie Didattiche, secondo quanto previsto dal protocollo d’intesa firmato il 26 marzo scorso tra la Regione Piemonte, l’Ufficio Scolastico Regionale, le organizzazioni agricole e cooperativistiche, che più in generale prevede attività di promozione e diffusione della cultura rurale nelle scuole e tra i consumatori.
18-11-2016

I nostri cesti regalo

Nei cesti della Tenuta “La Pergola”, trovate solo i migliori sapori del nostro territorio.
Selezionati e abbinati tra loro per regalare il piacere della genuinità, in qualsiasi occasione.

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